gli occhiali di Piero su…
ANNIVERSARI. Un anno fa, un ricordo di Danilo Dolci su Aladinpensiero.
ALDO CAIROLA
Il 28 giugno 1984 moriva a Siena Aldo Cairola.
Di lui parlo spesso (vedi, per esempio in Aladinpensiero, a proposito di Picasso, 8 aprile 2014). Cagliari lo conobbe come insegnante di storia dell’Arte nel Liceo Siotto di Cagliari. Fu direttore del Museo civico e della Biblioteca comunale di Siena, critico d’arte, numismatico e filatelico, filantropo.
In “Genealogia- raccolta di 5 stampe originali presentate da Aldo Cairola” (1976, opera presente nella collezione Joan Mirò), così scrisse: “…è necessario collocarsi all’interno per verificare la scomparsa dell’emergente e per accedere all’essenziale.(…) un’ipotetica difficoltà di lettura, equivoco modo per nascondere uno status di permanente pigrizia (è più facile leggere ciò che si comprende – e che fa parte del nostro leggero bagaglio – che non ciò che non comprendiamo e che si pone come diverso tra noi e le nostre apparenze di conoscenza). L’abitudine rende piatta la stessa ottica dei valori, appanna l’indagine che si pone come premessa di recupero – per altre vie – della realtà”.
Suoi libri:
- Simone Martini e Ambrogio Lorenzetti al palazzo pubblico di Siena.
- Siena: le contrade. Storia, feste, territorio, aggregazioni.
- Il Palazzo pubblico di Siena.
- Ceramica italiana dalle origini a oggi.
- Le monete del Rinascimento.
- Le zecche degli Stati italiani.
HO FATTO LA PROVA COSTUME
Almeno un pezzo non mi dà nessun problema: sa berrita.
SARAJEVO
Il 28 giugno 1914, un secolo a oggi, a Sarajevo, viene assassinato, con sua moglie, l’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo, erede al trono, falsamente considerato del partito della guerra, mentre era invece sostenitore convinto della pace.
Nel complicato quadro dei Balcani quello che emerge per spiegare il fatto è la repressione delle nazionalità attuata dal governo austro-ungarico.
La morte dell’arciduca e della moglie Sofia provocò quella Grande Guerra, di cui molto parleremo nei prossimi quattro anni, che sconvolse l’Europa e i cui tragici effetti durarono e durano ancora, se non altro nelle coscienze, ma non solo, anche perchè la Seconda Guerra mondiale fu figlia della prima.
Ma che cosa accadde quel giorno? – segue –
Era una bellissima giornata di inizio estate, nella piccola città di Sarajevo, tra i monti della Bosnia, regione annessa all’impero nel 1908. Il corteo di quattro automobili con la coppia reale attraversava la città per dirigersi prima al Municipio, dove si sarebbero tenuti i discorsi di circostanza, poi al castello di Konak per il pranzo ufficiale. C’erano state voci di possibili attentati, ma inspiegabilmente, non ci fu a protezione un grande spiegamento di polizia, non era d’uso, anzi tutto il programma dell’accoglienza era stato reso noto alla popolazione.
La sera prima quattro giovani studenti avevano deciso l’attentato: erano Gavrilo Princip, Danilo Ilitch, Trifko Grabege e Nedjelko Chabrinovitch, del gruppo Giovane Bosnia, appoggiato dall’associazione segreta Mano nera.
Essi proclamavano: “L’Austria ha invaso il nostro suolo e ci impone la sua civilizzazione, che noi non vogliamo. Chiamateci come volete, mendicanti, ignoranti e straccioni, ma sappiate che non siamo schiavi e che mai lo saremo”.
All’improvviso, alle 10,25, una bomba lanciata da Chabrinovitch cadde nell’auto dell’arciduca, che fu pronto a lanciarla fuori, l’esplosione però ferì gli occupanti della terza auto, tra cui gravemente il colonnello Merizzi. Chabrinovitch fuggì, ma fu presto catturato. Nel municipio l’arciduca rivolse aspre parole al sindaco e al prefetto. Quest’ultimo propose di metter fine alla visita e di andare immediatamente al castello dove era garantita la sicurezza. L’arciduca volle però prima passare all’ospedale dove era stato ricoverato il colonnello Merizzi. Questa decisione fu fatale. Tra la folla plaudente all’esterno c’erano Gavrilo Princip, armato di una pistola Browning, e Trifko Grabege, con due bombe nelle tasche dei pantaloni. Princip riuscì ad attraversare la folla fino all’auto dell’arciduca e sparò a bruciapelo diversi colpi. La duchessa Sofia fu colpita all’addome, l’arciduca al collo, il proiettile sezionò la carotide. Sofia si accasciò sul marito, che versava sangue dalla bocca, dicendo: “che succede? che ti è successo?”.L’arciduca mornorò: “Sofia cara! non morire, devi vivere per i nostri figli…” Un testimone disse che: “Morirono con le teste appoggiate, come se si parlassero dolcemente”. In realtà l’arciduca mori appena giunto a Konak, la duchessa qualche ora dopo.
L’Austria dichiarò guerra alla Serbia il 28 luglio, si era saputo che a fornire armi e bombe ai congiurati bosniaci erano stati i servizi segreti dell’esercito serbo.
Princip e Gabrege, arrestati, si ritrovarono in carcere con Chabrinovitch.
In considerazione della giovane età non furono condannati a morte, ma a vent’anni di carcere. Morirono tuttavia in carcere, si disse di tubercolosi, prima ancora che la guerra fosse finita.
Sarajevo, in questi cento anni, non ha avuto pace.
———- Messaggio inoltrato ———
Da: Stefano Cairola
Data: mer 27 dic 2017 alle 17:54
Oggetto: Richiesta dal sito aladinpensiero.it
A:
Da: Stefano Cairola
Testo del messaggio:
Mi sono imbattuto per caso nella vostra pagina.
Volevo ringraziarvi per l’affettuoso ricordo che
avete voluto dedicare a mio “babbo” Aldo Cairola.
Ha amato molto Cagliari ed ha sempre avuto un
ricordo straordinario degli anni che ha passato
nella vostra città. Purtroppo è morto presto,
nel 1984 ed io che sono nato nel 1976, non ho
quasi avuto la possibilità di conoscerlo; Sono
questi ricordi che me lo fanno conoscere,
l’esperienze ed i racconti che lo fanno rivivere
nel cuore di chi lo ha conosciuto e lo ha
apprezzato.
Grazie
–
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Aladin Pensiero https://www.aladinpensiero.it