Monthly Archives: gennaio 2025
La modifica delle leggi elettorali una priorità per favorire la partecipazione dei cittadini alle elezioni e non solo
“Bisogna modificare le leggi elettorali che ostacolano la partecipazione dei cittadini alla gestione democratica delle Istituzioni”. Così si è espresso Piero Comandini, presidente del Consiglio regionale, intervenendo all’Incontro-dibattito promosso da 14 associazioni del laicato cattolico giovedì 30 gennaio, alla Facoltà Teologica sul tema “Dare un’anima alla politica”. L’occasione è stata la presentazione del libro del teologo don Bruno Bignami, esponente della CEI, avente il medesimo titolo dell’evento, che ne ha discusso con lo stesso Comandini, l’avv. Rita Dedola, Antonio Secchi e Enzo Tramontano, coordinati dal giornalista Franco Siddi.
Oggi venerdì 31 gennaio 2025, ultimo giorno del mese.
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Caso Todde: urgente una nuova legge elettorale
31 Gennaio 2025 su Democraziaoggi
Maria Grazia Caligaris, presidente associazione “socialismo Diritti Riforme ODV”
Non sono interessata a dipanare questioni squisitamente tecnico-giuridico-costituzionali, non ne ho le competenze né sono argomenti che mi appassionano. Ci sono autorevoli voci da ascoltare, non certo la mia. C’è però un insegnamento, a mio modesto avviso, che deriva prepotente dalla […]
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Il governo impugna la legge regionale sulle aree idonee, ma…
31 Gennaio 2025
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
Il governo ha dunque impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge regionale sulle aree idonee. Non c’è da meravigliarsi. L’esecutivo rimane sulla scia di una tradizione sedimentata degli organi centrali volto alla compressione dell’autonomia regionale. La questione è resa possibile da un sistema costituzionale barocco, che intreccia la potestà legislativa regionale con quella nazionale, […]
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Trump, l’Europa e la crisi del modello americano – di
Michele Rutigliano su PoliticaInsieme.
https://www.politicainsieme.com/trump-leuropa-e-la-crisi-del-modello-americano-di-michele-rutigliano/
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Dare un’anima alla politica
Una bella sala. Pubblico numeroso, attento e partecipe.
La frase più citata: “La politica è organizzare la speranza. E per sperare negli uomini bisogna amarli” (Tina Anselmi).
Una buona riuscita dell’incontro. L’organizzazione non è stata e non è mai una passeggiata.
A sa prossima!
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Nel suo intervento di benvenuto, il preside della Facoltà mons. Mario Farci, ha comunicato che l’intera registrazione dell’incontro sarà disponibile tra qualche giorno nello spazio YouTube della Facoltà Teologica. Vi faremo sapere. Saludos
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Oggi giovedì 30 gennaio 2025
Le sinistre reagiscano o il capitalismo con il turbo sconfiggerà la democrazia
30 Gennaio 2025
Alfiero Grandi su Democraziaoggi
Capitalismo in conflitto con la democrazia. Pubblicato nel 2018 “Popolo versus democrazia” di Yascha Mounk, tedesco che insegna ad Harvard, ha colto tendenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Mounk ha individuato il bivio raggiunto nei rapporti tra capitalismo e democrazia, oggi siamo nel pieno della bufera grazie all’uso sfrenato del populismo, […]
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Domani alla Facoltà Teologica
La politica deve ritrovare un’anima per perseguire il bene comune
L’incontro “Dare un’anima alla politica”, organizzato da 14 associazioni laicali della Diocesi di Cagliari – giovedì 30 gennaio pv alle 17 presso la Facoltà Teologica – rappresenta un’importante occasione di riflessione sul ruolo della politica, intesa come servizio al bene comune e come espressione di valori etici e spirituali.
Oggi mercoledì 29 gennaio 2025
Non c’è solo la decadenza, ma anche l’insufficienza della presidenza Todde
29 Gennaio 2025 su Democraziaoggi
Lucia Chessa – Rossomori
Dopo che il procedimento di decadenza di Alessandra Todde (aperto da una commissione nella quale siedono Presidenti di Corte d’Appello, Presidenti di Tribunali dei Minori, giuristi, esperti di contabilità) è stato respinto da Giuseppe Conte, Ettore Licheri ed Elly Schlein, la Presidente è tornata serenamente al suo […]
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Giorgia Meloni e “l’avviso” …
Su PoliticaInsieme: https://www.politicainsieme.com/giorgia-meloni-e-lavviso/
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Nel giorno della Memoria
Martedì 28 gennaio 2025
Carissimi,
ieri abbiamo scritto questa lettera agli Ebrei nel “Giorno della Memoria” che qui vi inviamo per conoscenza, con cordiali saluti
Raniero La Valle
DA: “PRIMA LORO”: LETTERA AGLI EBREI NEL GIORNO DELLA MEMORIA
MAI PIU’
Cari Amici delle Comunità Ebraiche di Israele e della Diaspora,
al giungere del “Giorno della Memoria”, riteniamo di potervi esprimere anche a nome di innumerevoli nostri contemporanei e a nome dei 310 illustri mittenti che hanno voluto scrivervi la lettera del 27 novembre scorso (e se qualcuno non si riconoscesse in questo ulteriore dialogo può non mantenervi la sua firma) l’affetto e la solidarietà commossa che tale celebrazione rinnova verso di voi. La Shoà non sarà mai cancellata dal martirologio della storia umana. Noi abbiamo compreso la vostra vibrante reazione a sentire parlare di genocidio in relazione alla guerra di Gaza; infatti benché di analoghi eventi sia stata purtroppo costellata la storia anche prima della Shoà, il genocidio perpetrato dai nazisti contro gli Ebrei è inassimilabile a qualsiasi altro per crudeltà, numero e diabolica pretesa di scientificità, ultimità e finalismo. Da questa aberrazione è scaturito l’irretrattabile “mai più” che tutti ci accomuna.
Perché allora la parola è tornata? Perché, ad onta della Convenzione per la prevenzione e la repressione di tale orribile delitto, che fu la prima delle grandi decisioni postbelliche, la pratica di tale crimine associata al livello estremo cui è giunta la guerra moderna, è stata implicitamente ammessa nei media e ostentata agli occhi di tutti, se non addirittura legittimata come giustificata e non sanzionabile. Secondo il criterio più specifico adottato dalla Convenzione dell’ONU, che è l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte (anche in parte), un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale, genocidi sono stati in passato quelli degli Indiani d’America o degli Armeni, prima dell’abisso della Shoà volta a distruggere gli Ebrei in quanto Ebrei; c’è stata poi l’intenzione di distruggere i Giapponesi in quanto Giapponesi a Hiroshima e Nagasaki, i Cambogiani in quanto Cambogiani per nascita e cultura a Phnom Penh, gli Israeliani in quanto Israeliani in Palestina, i Palestinesi in quanto Hamas a Gaza e, da ultimo, ai nostri giorni, l’eccidio dei Congolesi a milioni per la sfortuna di vivere in un Congo ricco di stagno, tungsteno, tantalio, oro e altri metalli necessari all’elettronica del mondo intero, nel silenzio dei più. La guerra stessa oggi, con le testate nucleari sulle punte dei fucili, si può assimilare al genocidio. È dunque contro questo nuovo flagello dell’umanità, contro questa normalizzazione di guerre genocide, che tutti insieme, Ebrei e Gentili, dovremmo levarci e combattere, risolvendo intanto il contenzioso aperto tra noi.
Di questo fa parte senza dubbio la questione palestinese, a cui per molto tempo si è creduto (da qualcuno anche in Israele) si potesse dare risposta con la soluzione dei due Stati. Oggi, salvo eventi straordinari, si è fatto evidente che questa soluzione è stata resa impossibile. Anche gli avvenimenti di Jenin lo dimostrano. Non si apre allora qui la strada maestra della riconciliazione e condivisione, di Terra e di mensa, cioè di vita, dei due popoli in lotta?
È stato emozionante vedere al momento del rilascio delle quattro donne soldato israeliane a Gaza, l’intreccio dei colori israeliani e palestinesi, lo scambio di gesti, fossero pure artefatti, come se l’odio fosse finito; così come lo è stato il vedere i fiumi di palestinesi uscire dalle carceri israeliane, come se un unico Stato, per Ebrei e Palestinesi, fosse già esistente, anche se troppi Palestinesi aventi casa in prigione.
Perché non dovrebbe essere possibile in Palestina, o se volete in Giudea, Samaria, Galilea, uno Stato giusto e accogliente, casa di tutti? Potrebbe e forse dovrebbe non essere uno Stato laico, secolare e autoidolatrico, quale è nelle ideologie della modernità occidentale; potrebbe essere uno Stato confederale, né secolare né teocratico, né religioso né aconfessionale, né integralista né agnostico, ma potrebbe essere uno Stato abramico o “abramitico” come, secondo la Promessa, dovrebbero essere tutti gli Stati e i territori atti ad accogliere e a far vivere insieme tutte le famiglie della terra. Esso potrebbe essere dotato di ordinamenti innovativi, riconosciuti e tutelati dalla comunità internazionale; e se l’intreccio di Ebrei e Palestinesi, anche al di là del territorio dello Stato, si realizzasse altresì in una convivenza più diffusa nel vasto mondo esterno, si potrebbero adottare misure atte a mantenere una giusta proporzione tra popolazione arabo-palestinese ed ebrea-israeliana in Palestina. O non si può fare nient’altro che quello che è stato già fatto?
Ciò vorrebbe dire una riconciliazione e una pace anche al di là di quella tra Israeliani e Palestinesi. Qualcuno potrebbe chiedere, come ha fatto la comunità ebraica di Bologna rispondendo alla nostra precedente lettera, perché proprio un piccolo Paese come Israele dovrebbe farsi carico di una risposta al problema di 5-6 milioni di profughi gettati nel mondo che nessun Paese finora è riuscito a risolvere. La risposta ci pare sia che non c’è un altro popolo che ha avuto il mandato di tessere l’unità umana. Non tocca a noi ricordare i testi della vostra grande tradizione protesa alla pace e all’universalità dell’intera famiglia delle nazioni.
Oggi, dopo la tregua di Gaza, voi siete stati esposti a una gravissima provocazione, proveniente dal neoeletto Capo della più grande potenza militare della Terra, che vi esorta a estirpare l’intera popolazione di Gaza da quella terra tormentata, e nello stesso tempo vi invia le armi e i dollari per farlo. Purtroppo anche qualcuno dotato di autorità nel governo di Israele ha detto che si tratta di un’idea “meravigliosa”. Si tratterebbe di un orrore deciso e programmato a freddo, quale non si è dato nemmeno nella pulizia etnica del Sudafrica prima della sua conversione all’umano. E non comprendiamo come i costruttori di amene villette sulla costa deliziosa di Gaza, potrebbero non essere inquietati dalla percezione che quel risultato felice sarebbe stato conseguito in seguito e per effetto di un doppio flagello, il genocidio, subito ieri dagli Ebrei in Europa e l’estirpazione violenta oggi dei due milioni di superstiti a Gaza. Ci sembra che in questo momento il passaggio cruciale nel rapporto tra Israele e la comunità internazionale stia nel respingere senza ambiguità questa proposta presentata come la soluzione definitiva della questione palestinese, e paradossalmente frutto della tregua di Gaza. E ci sembra che anche l’Italia, pur nel rapporto ambiguo stabilito tra il presidente Trump e la presidente del Consiglio Meloni, dovrebbe respingere questo aberrante progetto politico, che griderebbe vendetta alla luce della nostra Costituzione e della nostra identità nazionale.
Infine un accenno a un problema interno alle Chiese. Papa Francesco ha detto, celebrando la settimana per l’unità dei cristiani, che la Chiesa cattolica è disposta ad adottare qualsiasi data per la Pasqua, superando le “diatribe” del passato, pur di celebrarla nello stesso giorno nelle diverse confessioni cristiane. La data della Pasqua degli Ebrei non si discute: ma non potrebbe aprirsi un dialogo anche su questo, in vista della futura unità? Dopo tutto è celebrando la “Pasqua dei Giudei” che Gesù è stato consegnato alla morte dal brutale e pilatesco potere romano.
Rinnovando la nostra condivisione con Voi nel Giorno della Memoria, vi inviamo i più cordiali saluti
Lo Scriba per “Prima loro”
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————Evento imperdibile——
Documentazione
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Oggi martedì 28 gennaio 2025
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Gaza dopo la tregua
28 Gennaio 2025
Finalmente a Gaza si è spento il fragore delle armi. La tregua è una benedizione ma è fragile, occorre un progetto per il futuro il cui caposaldo deve essere la fine dell’occupazione israeliana
Domenico Gallo su Democraziaoggi
Finalmente domenica 19 gennaio si è spento il fragore delle armi, dopo che per 467 giorni la morte ha mietuto con […]
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Strana la commemorazione ad Auschwitz, mancano i liberatori
28 Gennaio 2025
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
Avete visto la commemorazione del giorno della memoria ad Auschwitz? C’erano tutti i capi di stato europei, anche quelli dei paesi responsabili o corresponsabili della Shoah e mancavano i liberatori, allora i soldati sovietici dell’Armata rossa, che avevano aperto il campo.
E’ un bene, ovviamente, che i rappresentanti dei paesi che hanno sostenuto, deciso […]
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Oggi lunedì 27 gennaio 2025 – Giornata della Memoria
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ANPI: il 27 gennaio sia un giorno di unità per la Memoria
27 Gennaio 2025 su Democraziaoggi
Pagliarulo: “Il 27 gennaio sia un giorno di unità e responsabilità per la Memoria. Si superino polemiche in sterili e strumentali”
Lunedì 27 gennaio, Giorno della Memoria, il Paese intero si riunirà attorno ai tanti, troppi volti e storie di deportazioni e inauditi massacri. È il Giorno della Memoria in particolare della Shoah, la cui […]
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La memoria non dev’essere attraversata dalle divisioni
27 Gennaio 2025 su Democraziaoggi.
Le Comunità ebraiche di Milano e Roma hanno dichiarato di non partecipare alle iniziative dell’ANPI in questa giornata della Memoria perché su Gaza ha parlato di genocidio. Gad Lerner e molti altri ebrei hanno giustamente osservato che la giornata della Memoria non è solo ricordo, ma anche impegno per il futuro e sull’oggi. Mai più ripetere […]
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Giovanni, piccolo Fratello
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* Giovanni Cara ha compiuto 95 anni il 21 settembre scorso
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Con la cachaça si prepara la caipirinha. Ma si può bere anche da sola.
Ricordando Giovanni Cara*.
Gianni Loy
Sardi entrambi. Ed entrambi frequentavamo gli stessi ambienti, quello dei cattolici che in un modo o nell’altro, laici o consacrati, maschi o femmine, interpretavano il messaggio del Concilio Vaticano II; ciascuno a modo suo, cercando un eremo lontano dove coltivare in silenzio la preghiera, o impegnandosi nel sociale secondo l’ispirazione della teologia della liberazione, con – tra i due estremi – tutte le sfumature della speranza. Insomma: facevamo parte dello stesso “giro”. E non le occasioni di incontro.
Eppure, per quanto lo conoscessimo, abbiamo incontrato Giovanni Cara una sola volta, Anna ed io; l’abbiamo incontrato lontano da qui, in Brasile, a Salvador Baja. Sicuramente gli portavamo i saluti e i messaggi di qualche comune amico, di quelli che intrattenevano con lui un più stretto rapporto e ci chiedevano di salutarlo.
Ne ho un ricordo preciso e indelebile: un incontro difficile, a tratti persino imbarazzante. Mi trovavo a disagio, non per il fatto di incontrarlo per la prima volta – che allora si faceva presto a familiarizzare, soprattutto se si condivideva un ideale – ma per il fossato che separava, soprattutto in quel momento, la sua esperienza dalla mia. Perché noi ci trovavamo in Brasile per turismo, quindi in una condizione di privilegio, mentre Giovanni in quel luogo vi abitava, in una periferia dove se non fosse stato per quell’occasione, non saremmo mai entrati. Era lì che, in quel momento, spendeva la propria vita, nel vero senso della parola.
È stata proprio quella distanza a farmi sentire a disagio: su cosa avremmo potuto familiarizzare, in presenza di una condizione esistenziale tanto differente?
Adoravamo lo stesso Dio. È vero! Ma da anni continuava a rimbalzarmi tra le tempie il ritornello di una canzone dei Gufi, appresa negli anni caldi della contestazione, che ripeteva: “tutti andiamo in Chiesa a pregare Iddio, ma tu ti preghi il tuo che io mi prego il mio!”. Il Dio di chi sacrificava la propria vita all’amore del prossimo, vivendo in povertà estrema, lontano dalla sua terra, poteva essere lo stesso di chi, come me, gli faceva visita nel corso di una settimana di serene vacanze, alloggiando non in una favela, ma in accoglienti hotel? Cosa avremmo potuto avere in comune?
Oggi domenica 26 gennaio 2025
Che scellerati governanti! Ci stanno portando al disastro
26 Gennaio 2025
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
Guardate le foto e i servizi in Tv: file di disgraziati che incatenati vengono imbarcati negli aerei USA per essere deportati chissà dove. “Promesso e fatto”, annuncia Trump, il presidente della più grande potenza del mondo, considerata da noi esempio di civiltà e democrazia. E ciò che è peggio, i media […]
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Omaggio a Enrico Corti
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