Monthly Archives: dicembre 2024
T’arregordas?
CAPODANNO 1981
Si sono sfilacciate
le tavolate lunghe di compagni
e gli echi di risate
sono finiti da dieci anni ormai
Però la festa è un rito
per un altro decennio ormai finito.
Io porto la sangria,
Lina mette la casa, lei ci ha un figlio.
Qualcuno porta arance,
qualcuno la pancetta,
porta nel grembo un figlio Elisabetta
Lo porta nella testa Margherita:
se lo farà quest’anno che verrà.
Si sfilaccian le feste
le tavolate lunghe di compagni
e chi vivrà vedrà.
Io porto la sangria
giunta con Labordeta e con Luis Llach,
musica catalana
e vino dolce dell’Andalusia
E non fa l’anfitrione neppure più Mariano
l’abbiam perso di vista
poi scopriamo che fa
capodanno marxixta-leninista.
Chi porta lo spumante, chi porta la sorella,
portan, per me, formaggio e mortadella.
La nostra lotta ormai
confinata nel tavolo del risico
La delusione, sai,
adesso ci colpisce anche nel fisico.
C’è qualcosa di rotto.
Walter ieri ci ha detto,
che vuol rivisitare il sessantotto.
Le tavolate lunghe
si sono sfilacciate
ed ognuno ritorna a casa sua
E l’aria della festa già si spreca:
il segretario dell’effelleemme
festeggia il capodanno in discoteca.
Io porto la sangria,
sembra tutto normale
ma già comincia ad andar via Stefania:
ha il padre in ospedale.
E poi, male per male,
telefona Michele dall’Irpinia.
Però la festa è un rito,
per un altro decennio ormai finito.
Le tavolate lunghe
si sono sfilacciate
La giunta di sinistra, rossa la chiamavamo
abbiam buon gusto e non la nominiamo.
Lottatori battuti
cattolici incalliti
lucidi idealisti
marxixti-leninisti e neo-sardisti.
Le tavolate lunghe
si sono sfilacciate
e sembriamo perdenti.
Ma non ci fermerà proprio nessuno
quando mezzo ubriachi e indifferenti
passiam nell’ottantuno.
(Gianni Loy)
Oggi mercoledì 31 dicembre 2024, ultimo giorno dell’anno
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Te Deum laudamus
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Sardegna: partitini di sinistra perche’ non vi unite?
31 Dicembre 2024
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
Non so esattamente quanti partitini di sinistra esistono in Sardegna. Progressisti, Sardegna futura, Sinistra italiana, Rifondazione comunista, Liberu e altri di cui ora non ricordo il nome. La caratteristica di queste piccole forze è ch’esse dicono più o meno le stesse cose. Molte condivisibili: sono tutte dalla parte del lavoro e dei lavoratori, sono […]
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Intelligenza Artificiale (IA): realtà, rischi e potenzialità.
Con l’intervento che segue, di Franco Manca, proseguiamo nella ripubblicazione di saggi contenuti nel Dossier Caritas 2024, avviata di recente con quello di Franco Meloni, successivamente con quello di Gianni Loy.
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L’intelligenza artificiale alla luce della Carità
di Franco Manca
Che cos’è l’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale (Ia) è un campo dell’informatica che si occupa di creare sistemi in grado di svolgere compiti che tipicamente richiedono l’intelligenza umana. In essenza, l’Ia è la capacità di macchine o programmi informatici di imitare funzioni cognitive umane come l’apprendimento, la risoluzione di problemi e il ragionamento.
«Affinché il deep learning funzioni bene, sono richiesti i requisiti che seguono: enormi quantità di dati significativi, un ambito ristretto e una funzione obiettivo da ottimizzare»1
Oggi lunedì 30 dicembre 2024
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A P. Vesme nazionalizzare?
30 Dicembre 2024
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
La Gencore manda a quel paese il ministro all’industria e al lavoro, e non c’era da aspettarsi altro. Ormai le multinazionali la fanno da padrone in economia e non solo. I governi hanno abdicato ai loro poteri in materia economica e non solo, si ritirano in campo sociale, lasciando i cittadini senza servizi fondamentali. […]
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Pace nel Mondo. Il messaggio di Papa Francesco
MESSAGGIO
DI SUA SANTITÀ
FRANCESCO
PER LA LVIII
GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO 2025
Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace
I. In ascolto del grido dell’umanità minacciata
1. All’alba di questo nuovo anno donatoci dal Padre celeste, tempo Giubilare dedicato alla speranza, rivolgo il mio più sincero augurio di pace ad ogni donna e uomo, in particolare a chi si sente prostrato dalla propria condizione esistenziale, condannato dai propri errori, schiacciato dal giudizio altrui e non riesce a scorgere più alcuna prospettiva per la propria vita. A tutti voi speranza e pace, perché questo è un Anno di Grazia, che proviene dal Cuore del Redentore!
2. Nel 2025 la Chiesa Cattolica celebra il Giubileo, evento che riempie i cuori di speranza. Il “giubileo” risale a un’antica tradizione giudaica, quando il suono di un corno di ariete (in ebraico yobel) ogni quarantanove anni ne annunciava uno di clemenza e liberazione per tutto il popolo (cfr Lv 25,10). Questo solenne appello doveva idealmente riecheggiare per tutto il mondo (cfr Lv 25,9), per ristabilire la giustizia di Dio in diversi ambiti della vita: nell’uso della terra, nel possesso dei beni, nella relazione con il prossimo, soprattutto nei confronti dei più poveri e di chi era caduto in disgrazia. Il suono del corno ricordava a tutto il popolo, a chi era ricco e a chi si era impoverito, che nessuna persona viene al mondo per essere oppressa: siamo fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre, nati per essere liberi secondo la volontà del Signore (cfr Lv 25,17.25.43.46.55).
3. Anche oggi, il Giubileo è un evento che ci spinge a ricercare la giustizia liberante di Dio su tutta la terra. Al posto del corno, all’inizio di quest’Anno di Grazia, noi vorremmo metterci in ascolto del «grido disperato di aiuto» [1] che, come la voce del sangue di Abele il giusto, si leva da più parti della terra (cfr Gen 4,10) e che Dio non smette mai di ascoltare. A nostra volta ci sentiamo chiamati a farci voce di tante situazioni di sfruttamento della terra e di oppressione del prossimo [2]. Tali ingiustizie assumono a volte l’aspetto di quelle che S. Giovanni Paolo II definì «strutture di peccato» [3], poiché non sono dovute soltanto all’iniquità di alcuni, ma si sono per così dire consolidate e si reggono su una complicità estesa.
4. Ciascuno di noi deve sentirsi in qualche modo responsabile della devastazione a cui è sottoposta la nostra casa comune, a partire da quelle azioni che, anche solo indirettamente, alimentano i conflitti che stanno flagellando l’umanità. Si fomentano e si intrecciano, così, sfide sistemiche, distinte ma interconnesse, che affliggono il nostro pianeta [4]. Mi riferisco, in particolare, alle disparità di ogni sorta, al trattamento disumano riservato alle persone migranti, al degrado ambientale, alla confusione colpevolmente generata dalla disinformazione, al rigetto di ogni tipo di dialogo, ai cospicui finanziamenti dell’industria militare. Sono tutti fattori di una concreta minaccia per l’esistenza dell’intera umanità. All’inizio di quest’anno, pertanto, vogliamo metterci in ascolto di questo grido dell’umanità per sentirci chiamati, tutti, insieme e personalmente, a rompere le catene dell’ingiustizia per proclamare la giustizia di Dio. Non potrà bastare qualche episodico atto di filantropia. Occorrono, invece, cambiamenti culturali e strutturali, perché avvenga anche un cambiamento duraturo [5].
II. Un cambiamento culturale: siamo tutti debitori
5. L’evento giubilare ci invita a intraprendere diversi cambiamenti, per affrontare l’attuale condizione di ingiustizia e diseguaglianza, ricordandoci che i beni della terra sono destinati non solo ad alcuni privilegiati, ma a tutti [6]. Può essere utile ricordare quanto scriveva S. Basilio di Cesarea: «Ma quali cose, dimmi, sono tue? Da dove le hai prese per inserirle nella tua vita? […] Non sei uscito totalmente nudo dal ventre di tua madre? Non ritornerai, di nuovo, nudo nella terra? Da dove ti proviene quello che hai adesso? Se tu dicessi che ti deriva dal caso, negheresti Dio, non riconoscendo il Creatore e non saresti riconoscente al Donatore» [7]. Quando la gratitudine viene meno, l’uomo non riconosce più i doni di Dio. Nella sua misericordia infinita, però, il Signore non abbandona gli uomini che peccano contro di Lui: conferma piuttosto il dono della vita con il perdono della salvezza, offerto a tutti mediante Gesù Cristo. Perciò, insegnandoci il “Padre nostro”, Gesù ci invita a chiedere: «Rimetti a noi i nostri debiti» ( Mt 6,12).
6. Quando una persona ignora il proprio legame con il Padre, incomincia a covare il pensiero che le relazioni con gli altri possano essere governate da una logica di sfruttamento, dove il più forte pretende di avere il diritto di prevaricare sul più debole [8]. Come le élites ai tempi di Gesù, che approfittavano delle sofferenze dei più poveri, così oggi nel villaggio globale interconnesso [9], il sistema internazionale, se non è alimentato da logiche di solidarietà e di interdipendenza, genera ingiustizie, esacerbate dalla corruzione, che intrappolano i Paesi poveri. La logica dello sfruttamento del debitore descrive sinteticamente anche l’attuale “crisi del debito”, che affligge diversi Paesi, soprattutto del Sud del mondo.
7. Non mi stanco di ripetere che il debito estero è diventato uno strumento di controllo, attraverso il quale alcuni governi e istituzioni finanziarie private dei Paesi più ricchi non si fanno scrupolo di sfruttare in modo indiscriminato le risorse umane e naturali dei Paesi più poveri, pur di soddisfare le esigenze dei propri mercati [10]. A ciò si aggiunga che diverse popolazioni, già gravate dal debito internazionale, si trovano costrette a portare anche il peso del debito ecologico dei Paesi più sviluppati [11]. Il debito ecologico e il debito estero sono due facce di una stessa medaglia, di questa logica di sfruttamento, che culmina nella crisi del debito [12]. Prendendo spunto da quest’anno giubilare, invito la comunità internazionale a intraprendere azioni di condono del debito estero, riconoscendo l’esistenza di un debito ecologico tra il Nord e il Sud del mondo. È un appello alla solidarietà, ma soprattutto alla giustizia [13].
8. Il cambiamento culturale e strutturale per superare questa crisi avverrà quando ci riconosceremo finalmente tutti figli del Padre e, davanti a Lui, ci confesseremo tutti debitori, ma anche tutti necessari l’uno all’altro, secondo una logica di responsabilità condivisa e diversificata. Potremo scoprire «una volta per tutte che abbiamo bisogno e siamo debitori gli uni degli altri» [14].
III. Un cammino di speranza: tre azioni possibili
9. Se ci lasciamo toccare il cuore da questi cambiamenti necessari, l’Anno di Grazia del Giubileo potrà riaprire la via della speranza per ciascuno di noi. La speranza nasce dall’esperienza della misericordia di Dio, che è sempre illimitata [15].
Dio, che non deve nulla a nessuno, continua a elargire senza sosta grazia e misericordia a tutti gli uomini. Isacco di Ninive, un Padre della Chiesa orientale del VII secolo, scriveva: «Il tuo amore è più grande dei miei debiti. Poca cosa sono le onde del mare rispetto al numero dei miei peccati, ma se pesiamo i miei peccati, in confronto al tuo amore, svaniscono come un nulla» [16]. Dio non calcola il male commesso dall’uomo, ma è immensamente «ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato» ( Ef 2,4). Al tempo stesso, ascolta il grido dei poveri e della terra. Basterebbe fermarsi un attimo, all’inizio di quest’anno, e pensare alla grazia con cui ogni volta perdona i nostri peccati e condona ogni nostro debito, perché il nostro cuore sia inondato dalla speranza e dalla pace.
10. Gesù, per questo, nella preghiera del “Padre nostro”, pone l’affermazione molto esigente «come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» dopo che abbiamo chiesto al Padre la remissione dei nostri debiti (cfr Mt 6,12). Per rimettere un debito agli altri e dare loro speranza occorre, infatti, che la propria vita sia piena di quella stessa speranza che giunge dalla misericordia di Dio. La speranza è sovrabbondante nella generosità, priva di calcoli, non fa i conti in tasca ai debitori, non si preoccupa del proprio guadagno, ma ha di mira solo uno scopo: rialzare chi è caduto, fasciare i cuori spezzati, liberare da ogni forma di schiavitù.
11. Vorrei, pertanto, all’inizio di quest’Anno di Grazia, suggerire tre azioni che possano ridare dignità alla vita di intere popolazioni e rimetterle in cammino sulla via della speranza, affinché si superi la crisi del debito e tutti possano ritornare a riconoscersi debitori perdonati.
Anzitutto, riprendo l’appello lanciato da S. Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo dell’anno 2000, di pensare a una «consistente riduzione, se non proprio al totale condono, del debito internazionale, che pesa sul destino di molte Nazioni» [17]. Riconoscendo il debito ecologico, i Paesi più benestanti si sentano chiamati a far di tutto per condonare i debiti di quei Paesi che non sono nella condizione di ripagare quanto devono. Certamente, perché non si tratti di un atto isolato di beneficenza, che rischia poi di innescare nuovamente un circolo vizioso di finanziamento-debito, occorre, nello stesso tempo, lo sviluppo di una nuova architettura finanziaria, che porti alla creazione di una Carta finanziaria globale, fondata sulla solidarietà e sull’armonia tra i popoli.
Inoltre, chiedo un impegno fermo a promuovere il rispetto della dignità della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, perché ogni persona possa amare la propria vita e guardare con speranza al futuro, desiderando lo sviluppo e la felicità per sé e per i propri figli. Senza speranza nella vita, infatti, è difficile che sorga nel cuore dei più giovani il desiderio di generare altre vite. Qui, in particolare, vorrei ancora una volta invitare a un gesto concreto che possa favorire la cultura della vita. Mi riferisco all’eliminazione della pena di morte in tutte le Nazioni. Questo provvedimento, infatti, oltre a compromettere l’inviolabilità della vita, annienta ogni speranza umana di perdono e di rinnovamento [18].
Oso anche rilanciare un altro appello, richiamandomi a S. Paolo VI e a Benedetto XVI [19], per le giovani generazioni, in questo tempo segnato dalle guerre: utilizziamo almeno una percentuale fissa del denaro impiegato negli armamenti per la costituzione di un Fondo mondiale che elimini definitivamente la fame e faciliti nei Paesi più poveri attività educative e volte a promuovere lo sviluppo sostenibile, contrastando il cambiamento climatico [20]. Dovremmo cercare di eliminare ogni pretesto che possa spingere i giovani a immaginare il proprio futuro senza speranza, oppure come attesa di vendicare il sangue dei propri cari. Il futuro è un dono per andare oltre gli errori del passato, per costruire nuovi cammini di pace.
IV. La meta della pace
12. Coloro che intraprenderanno, attraverso i gesti suggeriti, il cammino della speranza potranno vedere sempre più vicina la tanto agognata meta della pace. Il Salmista ci conferma in questa promessa: quando «amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno» ( Sal 85,11). Quando mi spoglio dell’arma del credito e ridono la via della speranza a una sorella o a un fratello, contribuisco al ristabilimento della giustizia di Dio su questa terra e mi incammino con quella persona verso la meta della pace. Come diceva S. Giovanni XXIII, la vera pace potrà nascere solo da un cuore disarmato dall’ansia e dalla paura della guerra [21].
13. Che il 2025 sia un anno in cui cresca la pace! Quella pace vera e duratura, che non si ferma ai cavilli dei contratti o ai tavoli dei compromessi umani [22]. Cerchiamo la pace vera, che viene donata da Dio a un cuore disarmato: un cuore che non si impunta a calcolare ciò che è mio e ciò che è tuo; un cuore che scioglie l’egoismo nella prontezza ad andare incontro agli altri; un cuore che non esita a riconoscersi debitore nei confronti di Dio e per questo è pronto a rimettere i debiti che opprimono il prossimo; un cuore che supera lo sconforto per il futuro con la speranza che ogni persona è una risorsa per questo mondo.
14. Il disarmo del cuore è un gesto che coinvolge tutti, dai primi agli ultimi, dai piccoli ai grandi, dai ricchi ai poveri. A volte, basta qualcosa di semplice come «un sorriso, un gesto di amicizia, uno sguardo fraterno, un ascolto sincero, un servizio gratuito» [23]. Con questi piccoli- grandi gesti, ci avviciniamo alla meta della pace e vi arriveremo più in fretta, quanto più, lungo il cammino accanto ai fratelli e sorelle ritrovati, ci scopriremo già cambiati rispetto a come eravamo partiti. Infatti, la pace non giunge solo con la fine della guerra, ma con l’inizio di un nuovo mondo, un mondo in cui ci scopriamo diversi, più uniti e più fratelli rispetto a quanto avremmo immaginato.
15. Concedici, la tua pace, Signore! È questa la preghiera che elevo a Dio, mentre rivolgo gli auguri per il nuovo anno ai Capi di Stato e di Governo, ai Responsabili delle Organizzazioni internazionali, ai Leader delle diverse religioni, ad ogni persona di buona volontà.
Rimetti a noi i nostri debiti, Signore,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e in questo circolo di perdono concedici la tua pace,
quella pace che solo Tu puoi donare
a chi si lascia disarmare il cuore,
a chi con speranza vuole rimettere i debiti ai propri fratelli,
a chi senza timore confessa di essere tuo debitore,
a chi non resta sordo al grido dei più poveri.
Dal Vaticano, 8 dicembre 2024
FRANCESCO
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[1] Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 (9 maggio 2024), 8.
[2] Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Tertio millennio adveniente (10 novembre 1994), 51.
[3] Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 36.
[4] Cfr Discorso ai partecipanti all’Incontro promosso dalle Pontificie Accademie delle Scienze e delle Scienze Sociali, 16 maggio 2024.
[5] Cfr Esort. ap. Laudate Deum (4 ottobre 2023), 70.
[6] Cfr Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 (9 maggio 2024), 16.
[7] Homilia de avaritia, 7: PG 31, 275.
[8] Cfr Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 123.
[9] Cfr Catechesi, 2 settembre 2020: L’Osservatore Romano, 3 settembre 2020, p. 8.
[10] Cfr Discorso ai partecipanti all’Incontro “Debt Crisis in the Global South”, 5 giugno 2024.
[11] Cfr Discorso alla Conferenza degli Stati parte alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 28), 2 dicembre 2023.
[12] Cfr Discorso ai partecipanti all’Incontro “Debt Crisis in the Global South”, 5 giugno 2024.
[13] Cfr Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 (9 maggio 2024), 16.
[14] Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 35.
[15] Cfr Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 (9 maggio 2024), 23.
[16] Discorso X (Terza collezione), Preghiera con cui i solitari si intrattengono, 100-101: CSCO 638, 115. S. Agostino arriva persino ad affermare che Dio non smette di farsi debitore dell’uomo: «Poiché “nei secoli è la tua misericordia”, ti degni con le tue promesse di diventare debitore di coloro ai quali rimetti tutti i debiti» (cfr Confessiones, 5,9,17: PL 32, 714).
[17] Lett. ap. Tertio millennio adveniente (10 novembre 1994), 51.
[18] Cfr Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 (9 maggio 2024), 10.
[19] Cfr S. Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 51; Benedetto XVI, Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 9 gennaio 2006; Id., Esort. ap. postsin. Sacramentum caritatis (22 febbraio 2007), 90.
[20] Cfr Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 262; Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 8 gennaio 2024; Discorso alla Conferenza degli Stati parte alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP 28), 2 dicembre 2023.
[21] Cfr Lett. enc. Pacem in terris (11 aprile 1963), 61.
[22] Cfr Momento di preghiera nel decennale dell’“Invocazione per la pace in Terra Santa”, 7 giugno 2024.
[23] Spes non confundit. Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 (9 maggio 2024), 18.
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Oggi domenica 29 dicembre 2024
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I pacifisti rilanciano aprendo un portale web
Rachele Gonnelli
11 Dicembre 2024 | Sezione: Campagna Sbilanciamoci!, Europa, Politica, primo piano
Si chiama paceinmovimento il portale dei pacifisti italiani, un archivio di oltre mille documenti e foto e uno spazio per il confronto. Presentato alla Camera è realizzato da Arci, Un Ponte Per e Sbilanciamoci! e finanziato dall’Istituto buddista italiano.
Pensiamo alla condizione dei detenuti nelle nostre carceri.
Con l’intervento che segue, di Gianni Loy, proseguiamo nella ripubblicazione di saggi contenuti nel Dossier Caritas 2024, avviata di recente con quello di Franco Meloni. Mostrami il detenuto ed io ti mostrerò mille ragioni…
di Gianni Loy*
«Penso ai detenuti, che privi della libertà, sperimentano ogni giorno, oltre alla durezza della reclusione, il vuoto affettivo, le restrizioni imposte e, in non pochi casi, la mancanza di rispetto», ha scritto Papa Francesco in preparazione all’imminente Anno giubilare. Quindi ha invitato i Governi, in occasione del Giubileo, ad assumere «iniziative che restituiscano speranza; forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società; percorsi di reinserimento nella comunità a cui corrisponda un concreto impegno nell’osservanza delle leggi».
Nel leggere queste parole, mi son venute alla mente le parole di Luca ed ho pensato che questi semi di speranza non potranno germogliare, perché destinati ad essere calpestati nelle strade del mondo, a cadere, inascoltati, tra le spine onnella roccia. Mi son vergognato di averlo pensato, rendendomi conto che, io stesso, per qualche momento non ho accolto quel messaggio di speranza. Vero è, tuttavia, che la questione delle carceri in Italia, e non solo, – ma qui riflettiamo su di noi – è disperante.
… il Papa dice “questa non è guerra, ieri sono stati bombardati i bambini, questa è crudeltà, voglio dirlo perché tocca il cuore”
Ai firmatari e interlocutori della Lettera ai nostri contemporanei Ebrei
A 30 MIGLIA LA SALVEZZA
Roma, 28 dicembre 2024.
Cari Amici,
facendo seguito alla corrispondenza intercorsa dopo la nostra lettera del 27 novembre scorso “ai nostri contemporanei del popolo ebraico della diaspora”, vi scriviamo spinti dall’ulteriore corso degli eventi. Ci sembra che essi ci stiano ponendo una questione di massima urgenza: ci sono da salvare i rapporti di fiducia e di amore storicamente ricostruiti tra le Genti di tutto il mondo e il popolo ebraico di Israele e della Diaspora, contro le ricadute devastanti che stanno avendo sul sentimento comune le attuali condotte dello Stato di Israele, seguite al criminale attacco di Hamas del 7 ottobre a Gaza.
Non può continuare una guerra così, perfino il Papa dice “questa non è guerra, ieri sono stati bombardati i bambini, questa è crudeltà, voglio dirlo perché tocca il cuore”. È proprio vero, perfino la guerra si offende, abbiamo detto altra volta, se chiamiamo “guerra” ciò che oggi essa è diventata su vari fronti di lotta. E la reazione del governo di Israele è stata durissima, si è detto “deluso” del Papa, ha legittimato la strage perché nel “contesto della lotta di Israele contro il terrorismo jihadista”, ha riconosciuto la crudeltà, ma degli altri non della sua. E Francesco, che di amore per gli Ebrei ne ha più di tutta la Chiesa, ha ripetuto all’Angelus del 22 dicembre: “Con dolore penso a Gaza, a tanta crudeltà, ai bambini mitragliati, ai bombardamenti di scuole e ospedali…”, E, ancora una volta, ha ricordato i “bambini mitragliati” nell’omelia della Messa dii Natale dopo l’apertura della Porta Santa, mentre a Gaza è stato distrutto l’ultimo ospedale rimasto.
Il Te deum dell’UCSI Sardegna
Oggi il Te deum dell’Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana)!
Ci ospitano i padri Cappuccini della Sardegna e la Voce Serafica della Sardegna (giovane e rinnovata, con i suoi 103 anni!)
Oggi sabato 28 dicembre 2024
Che orribile fine d’anno!
28 Dicembre 2024
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
C’è poco o niente da dire che il mondo non sappia. E non ci sono ansie e dolori che non siano di tutte le persone che mantengono un pò di umanità. Stringe il cuore vedere a Natale i lavoratori di P. Vesme presidiare i cancelli della loro fabbrica e chiedere che venga assicurata la […]
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Oggi giovedì 26 dicembre 2024
Oggi 26 dicembre festa di Santo Stefano. Stefano (Grecia, 5 – Gerusalemme, 36) è stato il primo dei sette diaconi scelti dalla comunità cristiana perché aiutassero gli apostoli nel ministero della fede.
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Buon onomastico a tutte le Stefania e a tutti gli Stefano.
Oggi mercoledì 25 dicembre 2024. E’ Natale!
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Auguri da Democraziaoggi
25 Dicembre 2024
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
Un caro augurio a tutti di pace e di lavoro. Un impegno per continuare e intensificare la lotta per l’uguaglianza. A ben vedere, anche Gesù Cristo ha dato la sua vita per questo.
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Gli auguri del presidente del CDC Villone
25 Dicembre 2024 su Democraziaoggi
L’anno che si sta concludendo ci ha presentato gli aspetti più terribili dell’agire umano come, tra le più discusse, la guerra in Ucraina, il conflitto in Siria e Libano e il massacro a Gaza.
Il CDC ha, tra i primi, esercitato un impegno per la pace e contro le folli politiche di riarmo generale e di […]
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