Monthly Archives: dicembre 2018
Oggi giovedì 6 dicembre 2018
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Welfare State: crisi e alternative (dividendo sociale o reddito di cittadinanza universale e incondizionato)
6 Dicembre 2018
Gianfranco Sabattini su Democraziaoggi.
(nella foto, James Edward Meade).
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Reddito di cittadinanza. L’Alleanza propone di partire dal REI e senza stravolgere l’impianto complessivo di migliorarlo ed estenderlo sino a fornire le risposte necessarie a chiunque si trovi in povertà assoluta
Documento di posizionamento sulla proposta del Governo di “reddito di cittadinanza”
Presentato il 4 dicembre a Roma un documento di posizionamento sulla proposta del Governo di “reddito di cittadinanza”, dal titolo “Non perdiamo questa occasione” [PDF] in cui si esprimono i dubbi dell’Alleanza contro la Povertà su questo provvedimento.
«Il vero cambiamento – dichiara l’Alleanza contro la povertà – non consiste nello smontare ciò che è stato realizzato dai governi precedenti bensì nell’arrivare dove questi non sono giunti. L’Alleanza propone di partire dal REI e senza stravolgere l’impianto complessivo di migliorarlo ed estenderlo sino a fornire le risposte necessarie a chiunque si trovi in povertà assoluta».
Verso le elezioni sarde. CoStat chiama la Sinistra e il mondo indipendentista all’unità contro la Destra
Un bel aforisma di Barbara Wootton
“E’ dai campioni dell’impossibile piuttosto che dagli schiavi del possibile che l’evoluzione trae la sua forza creativa”
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Il CoStat propone un’Intesa elettorale al Centro Sinistra, al M5Stelle e alle organizzazioni indipendentiste e autonomiste per battere la Destra di Salvini e soci. Missione impossibile? Non è detto. Il CoStat non demorde e, dati alla mano, chiama tutti all’impegno perché la Sardegna non venga consegnata alla Destra, la peggiore Destra oggi presente sullo scenario politico.
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L’Unione Sarda – Edizione del 1/12/2018
Sezione “Primo Piano”
Centrosinistra e Cinquestelle uniti al voto per battere Salvini in Sardegna.
Fantapolitica? Non per Andrea Pubusa, ex consigliere regionale del Pci e animatore del dibattito nella sinistra sarda. «La mia proposta – spiega – nasce da un’osservazione: a livello nazionale si è arrivati a questo governo per il veto del Pd sui 5Stelle. Uguale a quello di Grillo su Bersani 5 anni fa. Esclusioni reciproche che hanno avuto esiti disastrosi».
[segue]
Per capire il nostro presente, per pensare il nostro futuro è necessario fare i conti con il passato
Per capire il nostro presente, per pensare il nostro futuro è necessario fare i conti con il passato. Lo facciamo stasera alle 18 con il libro di Raul Mordenti su quel decennio particolare della storia d’Italia che Inizia nel 1968 e si conclude nel 1977.
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Associazione Antonio Gramsci – Cagliari
Oggi, mercoledì 5 dicembre, Cagliari, Via Doberdò 101, ore 18:00
Presentazione del libro “La grande rimozione. Il ’68-77: frammenti di una storia impossibile” di Raul Mordenti. Con Raul Mordenti e Massimiliano Rais
Tutte le info su: https://www.facebook.com/events/453658465122915/?active_tab=discussion
Diritti e Rovesci. Lectio Magistralis di Luigi Ferrajoli
Venerdì 7 dicembre alle ore 18:00 nella Mediateca del Mediterraneo in Via Mameli a Cagliari si svolgerà l’evento finale della manifestazione di letteratura sociale Storie in Trasformazione 2018 Diritti e Rovesci, una Lectio Magistralis di Luigi Ferrajoli, autore de Manifesto per l’uguaglianza, Laterza 2018. Coordina la serata il giornalista Rai Paolo Piras. [segue]
Oggi mercoledì 5 dicembre 2018
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Regionali. Mirasola – Sinistra Italiana: no al continuismo di Zedda, sì a una convergenza con AutodetermiNatzione
5 Dicembre 2018
di Roberto Mirasola su Democraziaoggi.
[Democraziaoggi] Il segretario provinciale di Cagliari, Roberto Mirasola, ci scrive per spiegare la sua posizione in seno a Sinistra italiana in vista delle elezioni regionali.
Caro Andrea,
ho letto con attenzione la tua intervista rilasciata venerdì all’Unione Sarda. Saggiamente suggerisci alle forze politiche di trovare un’intesa per fermare l’avanzata di Salvini. Da profondo conoscitore e studioso del […]
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CoStat. Oggi mercoledì 5 dicembre 2018, alle ore 18,30 nella sede della CSS, in via Roma 72, riunione ordinaria del CoStat. All’odg: 1) Iniziativa di lunedì 10 dicembre sulla legge Sicurezza. 2) Appello ai Sindaci per impugnare atti applicativi della legge Salvini e sollevare questione di legittimità costituzionale. 3) Confronto Zedda, Desogus, Murgia, Maninchedda per un accordo elettorale unitario contro il centro destra. 4) Adesione a manifestazioni contro la legge sicurezza.
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Il culto della personalità per sostituire la democrazia
Il volto codardo dell’autoritarismo.
The New York Times del 3 dicembre 2018
di Timothy Snyder* – Traduzione di Raffaele Deidda
Prima vediamo la faccia. La faccia dell’America Donald Trump o dell’Ungheria Viktor Orban, o del russo Vladimir Putin, o del turco Recep Tayyip Erdogan, il volto di uomini che vogliono trasformare le democrazie in culti della personalità.
Il volto è il marchio più antico della leadership, il marchio che funziona per clan o tribù. Se vediamo solo la faccia, non pensiamo alle politiche o alla politica. Stiamo invece accettando il nuovo regime e le sue regole. Tuttavia una democrazia riguarda la gente, non una singola persona mitizzata. Le persone hanno bisogno della verità, quella che il culto della personalità distrugge. Le teorie della democrazia, dagli antichi greci attraverso l’illuminismo fino ad oggi, danno per scontato che il mondo intorno a noi dia la precedenza alla comprensione. Seguiamo i fatti insieme ai nostri concittadini. Ma nel culto della personalità la verità è sostituita dal credere e noi crediamo in ciò che il leader vuole che crediamo. Il volto sostituisce la mente.
La transizione dalla democrazia al culto della personalità inizia con un leader che è disposto a mentire sempre, con lo scopo di screditare la verità in quanto tale. La transizione è completa quando le persone non possono più distinguere tra verità e sentimento. Il culto della personalità funziona allo stesso modo ovunque; si basa sulla nozione imprecisa che il volto rappresenta in qualche modo la nazione. Il culto della personalità ci fa sentire, piuttosto che pensare. In particolare, ci fa sentire che la prima domanda della politica è “Chi siamo noi e chi sono loro?” piuttosto che “Com’è il mondo e cosa possiamo fare noi al riguardo?” Una volta che accettiamo che la politica riguardi “noi e loro”, sentiamo di sapere chi siamo “noi”, dal momento che sentiamo di sapere chi sono “loro”. In realtà, non sappiamo nulla, dal momento che abbiamo accettato la paura e l’ansia, le emozioni animali, come base della politica. Siamo stati giocati
Gli autoritari di oggi dicono bugie di media grandezza. Queste si riferiscono solo superficialmente alle esperienze; ci trascinano in una caverna di emozioni. Se crediamo che Barack Obama sia un musulmano nato in Africa (una menzogna americana con il sostegno russo), o che Hillary Clinton sia una mezzana pedofila (una menzogna russa con il sostegno americano), in realtà non stiamo pensando; stiamo cedendo il passo alla paura sessuale e fisica.
Queste menzogne di media grandezza non sono proprio le grandi bugie dei totalitarismi, sebbene gli attacchi di Orban a George Soros come leader di una cospirazione ebraica gli assomiglino. Sono, tuttavia, abbastanza grandi da contribuire a rendere disabile il mondo reale. Una volta accettate queste bugie, ci disponiamo a credere a tutta una serie di altre falsità, o almeno sospettiamo che ci siano altre, più vaste cospirazioni.
Il volto del leader diventa, di conseguenza, una bandiera, un indicatore arbitrario di “noi” e “loro”. Internet e i social media ci stanno aiutando a vedere la politica in questo modo binario. Pensiamo di fare delle scelte mentre stiamo seduti di fronte ai nostri computer ma le scelte sono, di fatto, strutturate per noi da algoritmi che apprendono cosa ci terrà online. La nostra attività online insegna alle macchine che gli stimoli più efficaci sono negativi: paura e ansia. Quando i social media diventano istruzioni politiche, ci sentiamo rappresentati dai politici che riproducono lo stesso binario: cosa ci fa paura e cosa ci fa sentire sicuri? Chi sono loro e chi siamo noi?
Una volta il culto della personalità aveva bisogno di monumenti; ora richiede “meme” (contenuti che in poco tempo diventano virali, n.d.r). I social media pervadono l’immaginazione pubblica come le gigantesche statue dei tiranni dei tempi passati che occupavano lo spazio pubblico. Ma, come ricordano quei monumenti, i tiranni muoiono sempre. La vuota postura eterosessuale, le foto insulse senza camicia, la misoginia e l’indifferenza per l’esperienza femminile, le campagne anti-gay, sono progettate per nascondere un fatto fondamentale: il culto della personalità è sterile. Non può riprodursi. Il culto della personalità è la mitizzazione di qualcosa di temporaneo. È quindi confusione e, in fondo, vigliaccheria: il leader non può accettare il fatto che morirà e sarà sostituito, e i cittadini sono complici dell’illusione dimenticando che condividono la responsabilità per il futuro. Il culto della personalità diminuisce la capacità di far andare avanti un paese. Quando accettiamo un culto della personalità, non stiamo solo rinunciando al nostro diritto di scegliere i leader, ma anche smussando le capacità e indebolendo le istituzioni che ci permetterebbero di farlo in futuro. Mentre ci allontaniamo dalla democrazia, dimentichiamo il suo scopo: dare a tutti noi un futuro. Il culto della personalità dice che una persona ha sempre ragione; così dopo la sua morte arriva il caos.
La democrazia dice che tutti noi commettiamo errori, ma che abbiamo la possibilità, ogni tanto, di correggere noi stessi. La democrazia è il modo coraggioso di avere un paese. Il culto della personalità è un modo vigliacco di distruggerne uno.
* Docente di Storia all’Università di Yale e membro permanente presso l’Institute for Human Sciences di Vienna.
Link all’articolo originale: https://www.nytimes.com/2018/12/03/opinion/authoritarian-leaders-trump-putin-orban.html?fbclid=IwAR2ZUru4uP4Adc5lRmFluk1Q_K7D8SkmHhNUMYo731-_XO8MUBlLq4JeksoH
Online il manifesto sardo duecentosettantatre
Il numero 273
Il sommario
Il nuovo numero. La conferenza Tawasol di Istanbul e la questione palestinese (Matteo Meloni), Un “Manifesto” che imbarazza il mondo della sinistra (Gianfranco Sabattini), Perché le nostre città sono escludenti (Gianfranca Fois), Il “mistero” del sistema telerilevamento degli incendi in Sardegna (Stefano Deliperi), Patriarcato (Guido Viale), Abolire la storia (Francesco Casula), Turchia e dintorni. La crisi economica turca: ieri, oggi e domani (Emanuela Locci), La strana morte di Mattia, era stato fermato dai carabinieri (Costantino Cossu), La terza via della sinistra tra nazionalismi e vecchie elite (Alfonso Gianni), Elezioni si, elezioni no (Cristiano Sabino), Metti una sera a cena: dialogo semiserio tra tre amici, compagni dell’area progressista (Massimo Dadea), Elezioni sarde 2019. Appello per l’unità delle lotte (Claudia Zuncheddu), A Foras segue le tracce de “is mraxanis”(Antonio Muscas), Buttate giù quella chiesa (Giancarlo Ghirra).
DrogaCheFare? “E’ necessario costruire degli anticorpi sociali che proteggano le parti più vulnerabili della nostra società, a partire da quelle più giovani”
- Sulla cronaca di Cagliari de L’Unione Sarda di lunedì 3 dicembre 2018.
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La droga sta sconvolgendo i centri maggiori della Sardegna ma anche gli insediamenti più piccoli
di Antonietta Mazzette
By sardegnasoprattutto/ 1 dicembre 2018/ Città & Campagna/
La Nuova Sardegna 30 novembre 2018. In Sardegna la droga ha acquisito una centralità mediatica, anche perché i sequestri di stupefacenti sono ormai diventati quasi quotidiani. L’Isola appare come un vero e proprio crocevia del traffico internazionale, oltre che luogo di produzione locale, seppure le forze dell’ordine abbiano perfezionato e reso più efficaci le loro azoni di contrasto alla criminalità organizzata, com’è quella legata al variegato mercato degli stupefacenti.
[segue]
“Come famiglie accoglienti vi vogliamo dire solo questo: la nostra battaglia non finisce qui. Non metterete in pericolo la vita e la felicità di ragazzi che parlano italiano, lavorano, studiano, vogliono vivere e amare nel nostro paese. Questo decreto è ignobile e noi lo combatteremo in tutte le sedi, dalla Corte Costituzionale fino alla Corte Europea di Strasburgo”.
Come famiglie che hanno un ragazzo africano o asiatico con loro siamo indignate e offese dal fatto che il governo abbia posto la fiducia sul Decreto n. 113/2018, bugiardamente definito “Decreto sicurezza” quando in realtà aumenterà il numero di migranti in situazione irregolare e creerà maggiore insicurezza nelle nostre città.
Si tratta di un decreto che non avrebbe mai dovuto nascere, poiché non esisteva alcun motivo di “urgenza” per regolare una materia complessa e variegata com’è l’immigrazione: si tratta di un vizio di legittimità costituzionale che non viene sanato dalla conversione in legge attraverso i voti della Camera e del Senato. Inoltre il decreto è palesemente incostituzionale perché disomogeneo al suo interno, senza parlare della violazione degli obblighi internazionali dell’Italia e dell’articolo 10 della Costituzione dovuta all’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Queste ragioni sono state ignorate dai 336 deputati che hanno votato “sì” alla fiducia ieri, un voto che non aveva altra ragione se non quella di impedire un dibattito parlamentare dal quale sarebbero emerse le crepe all’interno della maggioranza, all’interno della quale è stato effettuato uno scambio tra temi che interessavano il Movimento 5 stelle (la riforma della prescrizione) e materie che interessavano alla Lega (il decreto 113/2018). Uno scandaloso mercimonio su misure che ledono i fondamentali diritti delle persone.
Come famiglie accoglienti vi vogliamo dire solo questo: la nostra battaglia non finisce qui. Non metterete in pericolo la vita e la felicità di ragazzi che parlano italiano, lavorano, studiano, vogliono vivere e amare nel nostro paese. Questo decreto è ignobile e noi lo combatteremo in tutte le sedi, dalla Corte Costituzionale fino alla Corte Europea di Strasburgo.
Se vorrete cacciare questi preziosi giovani dovrete farlo espellendo anche noi.
Famiglie Accoglienti di Bologna
famiglie.accoglienti.bologna@gmail.com
con Diego Rufillo Passini Stefania Andreotti Giovanni Sean Panettiere Sara Forni Marina Amaduzzi Alessandro Alvisi Ilaria Venturi Francesca Paron Dina Galli Pietro Andriotto Giacomo Rondelli Angelo Dattilo Benito Fusco Anna Salfi Paolo Brighenti Gianni Brandani Fabio Brandani Benedetto Brandani Giacomo Brandani Giovanni Genova
FATE GIRARE!
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Oggi martedì 4 dicembre 2018
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Dessì-Pubusa: come neutralizzare la legge Salvini
4 Dicembre 2018
Tonino Dessì riflette con Andrea Pubusa sulla reazione giuridica al Decreto Salvini, su Democraziaoggi.
In vista dell’incontro-dibattito indetto dal CoStat per il 10 dicembre con Mauro Mura, Luisa Sassu e Andrea Pubusa, proseguiamo il dibattito sul c.d. Decreto Sicurezza con questa riflessione sugli strumenti per fiondarlo davanti alla Corte costituzionale.
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Decreto sicurezza. Il presepe vivente. Una norma cattiva e parole al vento
Marco Tarquinio su Avvenire.it
sabato 1 dicembre 2018
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Oggi lunedì 3 dicembre 2018
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Elezioni regionali, dall’impegno contro il centrodestra alla convergenza intorno al principio dell’autodeterminazione
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Regionali: sceneggiata con finale annunciato. [Ma il finale potrebbe essere cambiato!]
3 Dicembre 2018
Amsicora su Democraziaoggi.
Gente di Sardegna!, avete visto la pantomima sulla scena regionale? I gesti sono ricchi di senso e oscurano le parole. Zedda e Solinas si sfidano e ci vogliono far credere in una lotta all’ultimo voto. Ma fino a poco tempo fa non erano insieme? Nella Giunta comunale non c’era anche il Psd’az con un assessore? Hanno anche […]
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