EUROPA
Oggi lunedì 24 marzo 2025
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Contro la guerra, sì alle trattative di pace
24 Marzo 2025
Gianna Lai su Democraziaoggi
La guerra e la pace, l’Europa delle armi, contro quella della cooperazione e del welfare, che costruisce nuova autonomia rispetto agli Usa, a fianco dell’Onu e degli organismi internazionali: il […]
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Appello Anpi
Oggi domenica 23 marzo 2025
Meglio la pace, anche se da aggiustare
23 Marzo 2025
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
Trump, ma anche Putin, dicono che i negoziati di pace vanno avanti positivamente. Il tycoon ostenta ottimismo e dichiara che la fine delle ostilità è vicina. Queste affermazioni, provenienti da entrambe le parti, – confessiamolo – creano un forte sollievo. Non comprendiamo quindi la postura contraria e il fastidio che manifestano la UE, Starmer, […]
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In piazza per la Palestina
Riflessione domenicale
In questo dipinto vediamo Mosè con gli abiti da pastore in un luogo deserto, desolato (come è anche questo momento della sua vita) il quale si è avvicinato per vedere questo fuoco che arde senza consumare: con la mano destra si protegge mentre guarda, con la sinistra notiamo la sua meraviglia e apertura; è caduto in ginocchio.. davanti a tanta luce e calore riconosce Dio che si rileva.
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Oggi sabato 22 marzo 2025
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Barbara Gallavotti su : «L’intelligenza artificiale è il più potente strumento mai inventato, ma non distingue il bene dal male. Non potrà mai sostituire l’essere umano». La divulgatrice scientifica è stata ospite della prima edizione del Libro Possibile a Londra. L’abbiamo incontrata, tra i possibili usi dell’AI e gli insegnamenti di Piero Angela.
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COALIZIONE DI VOLENTEROSI E RIUNIONE OPERATIVA MILITARE
21 Marzo 2025 su Democraziaoggi.
Biagio Di Grazia
Il Primo Ministro Britannico Starmer ha dichiarato, dopo la riunione “da remoto” del 15 marzo con i 25 leader europei collegati, che fosse tempo di “muovere in una fase operativa che potesse esplorare le modalità di monitorare un cessate il fuoco in Ucraina, […]
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Europa nel cuore per gli Stati Uniti d’Europa costruttori di Pace e Solidarietà
ti scriviamo per dirti che ti siamo vicini, perché, dopo che hai perduto le tue coordinate, tutti ti strattonano, cercano di farti andare dove non vuoi, a perderti. Nella confusione, sono pure scesi in piazza, per dire le cose più diverse, abbandonandoti intanto a torvi governanti ben vestiti e ben armati, e in sostanza per esaltarti e tradirti. Dicono Europa Europa, e tu non ci sei, perché ti hanno amputato, ti vogliono divisa, hanno bisogno di un nemico, e questo nemico se lo costruiscono dentro l’Europa stessa, è la Russia, che sarebbe una minaccia e un pericolo per il solo fatto di esistere. Biden addirittura diceva che la Russia doveva essere portata alla “condizione di paria”. Qui aveva ragione Trump quando diceva che Biden era stato il peggiore presidente degli Stati Uniti, una democrazia mitizzata come modello di democrazia da esportare per tutti, che vorrebbe far regredire un altro grande Paese alla condizione castale, non solo ultima casta, ma fuori casta, fuori cioè della società, fuori dell’umanità.
Certo, Biden non era un filosofo, e negli ultimi due anni della sua presidenza la ragione se n’era andata, tanto che l’America era governata dalle due o tre persone che gli erano vicine, e si è visto con quali risultati. Invece è un filosofo, anzi addirittura sarebbe un “nuovo filosofo”, Bernard Henri Lévy, il quale per aizzarci alla lotta contro la Russia scrive sulla “Stampa” che Putin ci odia (lui lo sa), vuole disgregare l’Unione Europea portando l’Est sotto il suo controllo, e in questo fa con Trump una “coppia diabolica”. Un filosofo che legge la storia come un affare di diavoli! Se fosse questa la tua cultura, dove sarebbe finita la cultura europea!
Ma anche uscendo da queste bassure, ai piani appena più alti della politica e dell’informazione, troviamo i campioni di quella che chiamano Unione Europea, che ti vogliono smembrata e divisa. E in ogni caso approntano il grande bisturi delle armi, almeno 800 miliardi. Si pavoneggiano rivendicando per l’Europa le radici ebraico-cristiane, ma sono contro san Paolo, lo prendono per putiniano. San Paolo dice ai Corinti che un corpo non può essere smembrato: “Non può l’occhio dire alla mano non ho bisogno di te; oppure la testa ai piedi: non ho bisogno di voi. Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli, sono le più necessarie, perché nel corpo non ci sia divisione ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre e se un membro soffre tutte le altre soffrono insieme perché tutte le membra del corpo, pur essendo molte sono un corpo solo”. Dell’Unione Europea sono 27 ma tu Europa, a contare la Russia e perché no, l’Ucraina, ne conti almeno 29.
D’altra parte noi come faremmo se non ci fosse la Russia, e se ci distruggessimo per distruggerla, solo perché ci siamo costruiti il fantasma che ci minaccia? Ma una supposta minaccia può giustificare qualsiasi violenza?
La Russia non è il nostro nemico, lo dice perfino Tajani, e la Meloni non vuole mandare i soldati a combatterla. Certo, l’Ucraina violata, ma lì c’erano precisi e innegabili motivi, come allo stesso Parlamento europeo ha spiegato un autorevole e informato americano,
il prof. Jeffrey Sachs. Senza Russia non sei più tu Europa. Ci hai arricchito con i suoi pensieri. Come potevamo noi capire l’anima profonda, efferata, della guerra, senza “Guerra e pace” di Tolstoi? Come potevamo noi capire l’umanità violata di quanti sono considerati “animali umani”, e sono scambiati e venduti, vivi o morti che siano, come le “Anime morte” di Gogol? Lì erano i servi della gleba, qui oggi “l’umanità violata” descritta da Roberta De Monticelli in Palestina e in ogni altro genocidio. E come comprendere tanta ingenuità di un’opinione pubblica candida, onesta e plagiata, senza “L’idiota” di Dostoevskij?
Perciò, cara Europa, dobbiamo ripristinare l’unità del tuo corpo, e risuscitare la tua anima morta. Non basta dire Europa, dobbiamo chiederci chi sei, che cosa c’è nel tuo DNA, qual è l’anamnesi dei tuoi mali e scoprire la cura che ti può guarire.
Nel tuo DNA ci sono anzitutto Creonte ed Antigone, il potere e la libertà, la legge e la grazia, l’obbedienza e la dignità. Ma anche c’è stata l’intronizzazione della guerra, proclamata padre e principio di tutte le cose, di tutti re, da Eraclito a Kant, che la considerava un prodotto della natura, e la pace invece un artificio. Ma nel DNA dell’Europa ci sono anche tutte le passioni umane, che ci sono state svelate nella tragedia greca, amore e morte, gelosia e dono di sé, progetto e speranza.
Ma poi bisogna fare l’anamnesi, tutte le malattie dell’Europa, l’imperialismo universalista dell’Occidente, cominciato a Roma, il culto dei Cesari, la società di signori e servi, le persecuzioni religiose, le scoperte come conquista, il genocidio degli Indios e il rifiuto dell’Altro, le colonie, fino alle due guerre mondiali e alla Shoà, e dopo, le resistenze all’attuazione dello Stato sociale, la mancata messa a profitto della rimozione del muro di Berlino e il recupero della guerra, la restaurazione neoliberista dell’impero del profitto e del mercato, fino al punto da snaturarti, da non sapersi più ciò che tu sei, un personaggio in cerca d’autore.
Il problema è che i tuoi governanti credono che tu abbia bisogno di un Nemico, è l’esistenza di un Nemico che ti conferirebbe la tua ragion d’essere, e perfino quando ti sorvolano telefonate di pace ti vogliono disporre alla guerra. Dicono che il Nemico è già lì per invaderci, fino al Portogallo, ma non arriva come nel deserto dei Tartari.
La verità è che non si rassegnano alla caduta del muro di Berlino. Era questo che aveva permesso a un’ancora “Piccola Europa” di avviarsi verso l’unità, di guardare con occhi nuovi al mondo e di avere la pace, era stato questo che aveva fatto spazio all’alternativa keinesiana e l’aveva preparata all’euro, e pazienza per la Germania divisa, a qualcuno piaceva anche così, almeno era senza esercito.
E allora qual è la cura per te, che ti faccia guarire, come avere per l’Europa una prognosi non riservata, che ti metta fuor pericolo?
La cura è capire che l’Europa non ha bisogno di un Nemico, ma ha bisogno di un’Idea. Anzi che l’Europa stessa è un’Idea, un’Idea che si fa storia, altrimenti non è più nulla. “Idea Europa” era appunto il titolo di un’opera che ne scandaglia la storia ideale, di un teologo gesuita tedesco, Erich Przywara, citato da papa Francesco quando ha ricevuto il Premio Carlo Magno.
Avere un’idea vuol dire avere una visione per la quale vale la pena vivere e lottare, le idee che abbiamo tradito, democrazia, socialità, liberalismo. Ma essere un’Idea che si fa storia vuol dire farsi carico del mondo, e rimettere in gioco la fede che attesta che l’umanità sarà salva, le fedi che abbiamo perduto perché non abbiamo saputo difenderle dalla giusta critica della laicità.
E allora qui va detta la cosa più trasgressiva ed eretica che oggi si possa dire: che per salvarsi l’Europa deve recuperare il suo bene maggiore e perduto, il cristianesimo. Una tale proposta può apparire paradossale nel momento in cui la fabbrica del male arriva a tetti mai raggiunti prima, fino al decreto di sterminio notificato alla popolazione di Gaza dai volantini lanciati, con le bombe e i missili dall’esercito israeliano: “Alla gente di Gaza – è scritto in arabo – prima di iniziare il piano obbligatorio di Trump, ripensateci: la mappa del mondo non cambierà se la gente di Gaza scompare. Nessuno vi noterà. Nessuno chiederà di voi. Né all’America né all’Europa importa di Gaza. Nemmeno agli Stati Arabi. Sono nostri alleati. Ci forniscono denaro, petrolio e armi. Vi mandano solo sudari. Il gioco finirà presto”. La soppressione dell’umano che qui è rivendicata come cultura comune, è il rovesciamento assoluto del cristianesimo, fondato sull’umanità di Dio, ma è anche la bestemmia che rovescia il Patto del Sinai, e ambedue ti chiamano in causa, dalla Casa Bianca a Tel Aviv: e tu dove sei Europa?
Sembra però irreale che oggi l’Europa possa attingere al tesoro cristiano, perché vi fa ostacolo il secolarismo, penetrato in tutte le sue fibre e perché la modernità stessa, e non senza ragione, si è fondata e si identifica con esso, intendendo il secolo come il luogo in cui Dio non c’è, non importa poi se esista o meno, o se viene creduto nel privato delle istituzioni e dei cuori.
Dalla laicità così intesa non si può tornare indietro, nata com’è dalle guerre di religione tra i principi cristiani nel XVII secolo. Ma è stato proprio un cristiano, luterano olandese, che ha fornito, sia pure come ipotesi paradossale, la formula della laicità su cui la modernità si è costruita: giustizia e diritto sono connaturati alla terra, e compito nostro, anche nella blasfema ipotesi che Dio non ci sia (etsi deus non daretur) e non si occupi dell’umanità. E così abbiamo fatto: senza bisogno di essere atei, abbiamo instaurato l’illuminismo e la modernità accogliendo l’ateismo che è il vero nome della secolarizzazione.
Questa ipotesi è stata abbondante di frutti, ma come ora si vede non basta a salvarci. Forse è il caso di provare l’ipotesi opposta: non c’è bisogno di essere credenti per combattere l’orrore con tutte le forze spirituali e umane mosse dalla indimostrata ipotesi che Dio ci sia e si occupi dell’umanità.
C’è però, c’era fino a ieri, un ostacolo insormontabile perché questo potesse avvenire: che il cristianesimo nel suo risvolto mondano si è intrecciato con l’Idea e con la storia d’Europa nelle forme del regime costantiniano o di “cristianità” che “da Costantino a Hitler”, secondo la formula di Erich Prziwara, ha cercato di organizzare l’Occidente come uno Stato totalitario, nel quale, per dirla con la Civiltà Cattolica, “si attua un legame organico tra cultura, politica, istituzioni e Chiesa”; ciò che supponeva la Chiesa come la realizzazione stessa del Regno di Dio sulla terra, e quindi faceva della Chiesa la vera sovrana terrena.
Ma questa forma è passata, non solo grazie alla gloriosa laicità, ma perché il cristianesimo ne è uscito e la Chiesa stessa ne ha operato il ripudio, prima reagendo con veemenza, sentendosi aggredita, poi con la grande proclamazione del Concilio Vaticano II e il suggello profetico di Papa Francesco che, proprio ricevendo il premio Carlo Magno, come al Consiglio d’Europa e alla Curia romana, ha attestato che l’impresa di Carlo Magno è finita, che “non siamo più nell’epoca di cristianità, non più”.
Non per questo egli è rimasto a mani vuote, perché in cambio ha offerto all’Europa e al mondo, un annuncio nuovo, che Dio è solo misericordia, e che se, forse, come lui crede, l’Inferno è vuoto, non possono gli uomini né minacciarlo né “aprirne le porte” sulla terra, a Gaza come ad Auschwitz.
Con la più viva partecipazione
Da Prima Loro, Raniero La Valle, Luis Alberto Orellana, Giovanni Spallanzani.
Quanti volessero aggiungersi ai mittenti di questa lettera lo possono fare comunicando la loro firma a notizieda@primaloro.com.
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Aderiamo come Aladinpensiero News online.
Franco Meloni, direttore.
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E’ in distribuzione
Oggi venerdì 21 marzo 2025. E’ primavera!
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Costruiamo un’alternativa alla politica delle destre. I referendum possono essere l’occasione giusta
21 Marzo 2025
Alfiero Grandi su Democraziaoggi
Le opposizioni hanno sfidato nelle elezioni del 2022 l’alleanza delle destre senza un’iniziativa forte, in grado di impedire il disastro elettorale, oggi cristallizzato in una maggioranza parlamentare del 59% ottenuta con il 44% dei voti. La maggioranza delle destre in ogni occasione impone le sue scelte, senza confronto, e manifesta una forte insofferenza per […]
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https://youtu.be/IcA9WX8LXZQ?si=n0zODh4uhJ8od4aA
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In Italia è già primavera!
Dolce Italia [Eugenio Finardi]
A Boston c’è la neve e si muore di noia
Urla tristi di gabbiani sull’acqua della baia
Gente dalla pelle grigia che ti guarda senza gioia
Tutti freddi e silenziosi chiuse nella loro storia
Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera
Ma poi arrivan quei momenti in cui non si sa che dire
Quando si sa dove si è ma non dove si può andare
E dopo tante certezze e tante sicurezze
È il momento di dubitare, sembra tutto senza valore
Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera
Ma poi tornati qui a Milano sembrano tutti americani
Vivono vite di sponda ciechi ai loro problemi
Vorrei metterli su di un Jumbo e poi fargliela vedere
Quell’America senza gioia, sempre in vendita come una troia
Ma in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera
La vita qui in Italia oh dolce Italia
In Italia è già primavera
In Italia oh dolce Italia
La gente è più sincera, la vita è più vera.
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Disimparare la guerra
L’identità dell’Europa: chiudere ogni ombrello atomico
La proposta di una Costituzione della Terra al meeting (del 3-7 marzo scorso) dei 122 membri dell’Onu Stati-Parte del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari.
di Paola Paesano, Costituente Terra.
Il programma di riarmo europeo da 800 miliardi di euro, che non trascura di valutare l’opportunità di un ombrello nucleare franco-britannico, o addirittura di sviluppare armi atomiche in proprio da parte di membri della Ue (Polonia, Repubbliche Baltiche) viene lanciato, per poi essere sciaguratamente approvato, nella stessa settimana in cui a New York, nella sede delle Nazioni unite, gli Stati Parte del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (in seguito Tpan) ribadiscono la necessità e l’urgenza della eliminazione totale delle armi nucleari, respingono il principio della deterrenza basato sull’esistenza stessa del rischio nucleare e sulla minaccia di distruzione rivolta all’umanità intera.
Strategia della deterrenza e rischio nucleare vanno infatti insieme. Più si rincorre la deterrenza più aumenta il rischio, non solo perché aumentano le testate nucleari – che per il solo fatto di esistere sono una minaccia – ma anche perché l’accrescimento continuo della loro dotazione aumenta la sfiducia reciproca tra le potenze, ormai non più limitate ai due tradizionali blocchi della guerra fredda. Tra queste l’Unione europea, la cui identità più vera reclamerebbe il ripudio della guerra, non è più credibile agli occhi del mondo quale modello di integrazione pacifica fra stati.
Il suo riarmo e la sua sclerotica riproposizione della deterrenza nucleare non può che apparire, anche in questo senso, un ulteriore sconsiderato esempio per quei paesi in cerca di “prestigio” nucleare. Abbiamo costruito le più avanzate democrazie del pianeta per vivere da ostaggi, o come vittime predestinate sacrificate al rischio calcolato di pochi che si comportano da padroni del mondo? Non stiamo parlando di despoti riconosciuti, ma anche di capi di stato sedicenti liberali e democratici che ritengono nei fatti i cittadini come loro proprietà.
Più di due secoli fa Kant, sosteneva: «Quale diritto ha lo Stato di servirsi dei suoi propri sudditi per muover guerra ad altri Stati, di impiegare e di mettere così in gioco i loro beni e anzi la loro vita stessa?» Si tratta, prosegue Kant, della pretesa di trattare i propri sudditi come «piante o animali domestici di sua proprietà, che si possono adoperare, consumare e distruggere (far morire)» (I.Kant, Scritti politici, Utet, 2010, pp. 535-536). L’associazione Costituente Terra, presieduta da Luigi Ferrajoli, ha partecipato a quella che può essere considerata la più grande manifestazione della diplomazia globale per la pace, portando a conoscenza degli Stati Parte – erano presenti 86 Paesi, 163 organizzazioni della società civile e 9 organizzazioni internazionali – il suo progetto di un costituzionalismo globale. Il processo di disarmo nucleare totale, per quanto a lungo termine sia, deve ricercare i presupposti per un suo realistico avanzamento, richiedendo la partecipazione degli stati nucleari per l’inverarsi del trattato stesso.
In questa prospettiva il documento congiunto di Costituente Terra e Disarmisti Esigenti individua tre vie per passare dalla proibizione alla eliminazione effettiva delle armi nucleari 1) il tavolo delle potenze nucleari per adottare il «No first use», una misura prudenziale di un patto di non primo uso e di de-allertizzazione delle testate condiviso dalle potenze nucleari; 2) una riproposizione degli accordi di Helsinki del 1975 configurabili in una Helsinki 2 in cui un dialogo da riaprirsi con la Russia allontanerebbe il rischio di una guerra estesa ai Paesi Baltici a minoranza russa e bielorussa.
In questa direzione merita grande attenzione e supporto la proposta di Olga Karatch, di “Our House”, di lottare per la creazione di una zona demilitarizzata nell’area che interessa il confine tra Russia, paesi Baltici, Bielorussia, Polonia e Ucraina. Così come merita di essere integrata in un documento strategico comune anche la richiesta di “Mondo senza guerre e senza violenza” di fare del golfo di Trieste un’area libera da armi nucleari sulla base del Trattato di pace con l’Italia del 1947 e della risoluzione 16 del Consiglio di sicurezza dell’Onu che aveva istituito il Territorio libero di Trieste quale Stato disarmato e neutrale.
L’eliminazione totale delle armi nucleari, nella migliore delle ipotesi, senza dover passare per l’olocausto nucleare, può ottenersi solo in un processo a lungo termine. Questa necessaria gradualità non significa sottrarre radicalità al Tpan, così come il Tpan, a sua volta, non diminuisce la forza del piano per un disarmo totale e per l’eliminazione delle guerre, che è la vera ragione d’essere dell’Onu e che, nel progetto della Costituzione della Terra trova espressione negli articoli 52: con il divieto di produzione di commercio e di detenzione dei beni micidiali (le armi nucleari, le altre armi di offesa e di morte, i droni omicidi, le droghe pesanti, le scorie radioattive, le emissioni di gas serra e tutti i rifiuti tossici; nell’art. 53: con la messa al bando delle armi e il monopolio pubblico della forza; nell’art. 77: con il superamento degli eserciti nazionali.
Non si tratta di fantascienza. Ma della terza e più radicale via che abbiamo indicato nel working paper allegato agli atti della Conferenza Onu e la cui sostanza ha precedenti storici, come del resto la proposta di una Helsinki II sulla base della quale si era arrivati a negoziare l’ingresso della Russia nell’Alleanza atlantica. Il precedente è in una dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Kennedy pronunciata nella sede delle Nazioni Unite dopo l’assassinio del Segretario generale dell’Onu Dag Hammarskjöld, in cui prospettava «un disarmo generale e completo … sia nucleare che convenzionale, fino ad abolire tutti gli eserciti e tutte le armi, tranne quelle necessarie per l’ordine interno e una nuova Forza di Pace delle Nazioni Unite».
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(Da “Il Manifesto” del 19/03/25)
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MOVIMENTO EUROPEO
CONSIGLIO ITALIANO
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IL PRESIDENTE
Dichiarazione del Movimento europeo Italia dopo le affermazioni della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul Manifesto di Ventotene
Il Manifesto di Ventotene, scritto al confino nel 1941 quando quasi tutta l’Europa era stata violentemente occupata dall’esercito nazista con il sostegno di Mussolini e quindi storicamente collocato in quel momento buio della storia europea, è il testo più elevato durante la seconda guerra mondiale e nel quadro della Resistenza europea dell’analisi delle cause delle guerre legate ai nazionalismi e alle sovranità assolute e dell’urgenza e della necessità di fondare dopo le guerre una democrazia solida destinata a durare nel tempo per la libertà, la giustizia e la pace.
Per giungere a questo risultato Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni e le altre compagne e compagni del confino erano convinti che la strada da percorrere fosse quella del superamento degli Stati nazionali con una organizzazione capace di difendere e costruire nel tempo un progetto politico e non ideologico di società aperta.
Vale la pena di ricordare, che per questo impegno legato alla difesa e alla libertà, Altiero Spinelli fu espulso dal Partito Comunista nel 1937 dopo essere stato condannato dal regime di Benito Mussolini a sedici anni di carcere duro e che Ernesto Rossi fondava la sua cultura sui principi del cosmopolitismo liberale ed Eugenio Colorni sulla cultura dell’internazionalismo socialista.
Le dichiarazioni di Giorgia Meloni oggi alla Camera dei Deputati secondo cui il Manifesto sostiene la visione antidemocratica del Manifesto sono storicamente e culturalmente infondate e confermano che la sua formazione è legata all’idea dello Stato nazione di Giorgio Almirante che fu redattore della rivista “La difesa della razza” ricordando che Fratelli d’Italia non ha mai cancellato dal suo simbolo la fiamma tricolore del MSI e che Giorgia Meloni vorrebbe trasformare le Camere in aule sorde e grigie agli ordini della sua visione di una società fondata sul principio dello Stato nazione in Italia, in Europa e a livello internazionale.
Chiediamo alla società civile, al mondo del lavoro, delle imprese e alle forze politiche di scendere in piazza per una pacifica mobilitazione già martedì 25 marzo, anniversario della firma dei Trattati di Roma per manifestare davanti alla lapide dedicata a Altiero Spinelli alla Camera dei Deputati in Via Uffici del Vicario programmando una manifestazione davanti al Palazzo Altiero Spinelli del Parlamento europeo a Bruxelles, una visita sulla sua tomba a Ventotene e promuovendo iniziative simili in omaggio alle tombe di Ursula Hirschmann nel cimitero acattolico di Roma, di Ernesto Rossi a Firenze e di Eugenio Colorni a Milano
La presidenza del Movimento Europeo
Roma, 20 marzo 2025
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00186 ROMA – VIA ANGELO BRUNETTI, 60 – TEL.: 06-36001705 – FAX: 06-87755731
e-mail: presidente@movimentoeuropeo.it – sito: www.movimentoeuropeo.it
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Oggi giovedì 20 marzo 2025
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La decadenza Todde in Tribunale
19 Marzo 2025
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
Gli avvocati devono essere prudenti, devono sempre considerare che le loro opinioni possono essere diverse da quelle degli altri protagonisti delle vicende giudiziarie, senz’altro degli avversari, ma sopratutto di chi è chiamato a decidere: il giudice. Qui, semplificando, vale il vecchio detto di quel saggio allenatore di calcio, che a chi, a fine gara, […]
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[Su RaiNews.it] Record di ascolti per l’inno all’Europa dell’artista: sfiorati i 4 milioni e 400mila telespettatori. “Mentre intorno c’erano rovine, morti, cadaveri” a Ventotene progettavano un’Europa di “giustizia sociale che non lascia indietro nessuno”
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Oggi mercoledì 19 marzo 2025 – San Giuseppe
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Oggi San Giuseppe.
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Quale migliore occasione la festa di San Giuseppe, per riproporre all’attenzione dell’opinione pubblica e soprattutto alla Fondazione Istituti Riuniti e alle autorità politiche, in primis Sindaco e Consiglio comunale, nonché il governo regionale, la necessità del restauro della chiesetta di San Giuseppe a Stampace (già finanziato)? Realisticamente in tempi brevi (la bucocrazia permettendo) la chiesa potrà essere riaperta al quartiere e alla città. Intanto Auguri a tutti i Giuseppe e le Giuseppine, nelle molte varianti del nome del grande Santo.
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Oggi martedì 18 marzo 2025
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Alcune elementari note per la pace
17 Marzo 2025
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
Si è manifestato sabato per l’Europa, deve però ammettersi che questa Europa è scarsamente credibile e attraente. Fa ragionamenti e proposte poco razionali e delibera cose pericolose. Prima di tutto, anziché una pace definitiva fra Russia e Ucraina, sposa l’idea di una tregua, tacciano le armi per 30 giorni. Ora, se si fermano i […]
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Una giornata bella e brutta
18 Marzo 2025
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
La telefonata Trump/Putin è andata bene. Lo dicono i due presidenti. E se lo dicono loro c’è da crederci. Lo dice anche il segretario generale dell’ONU, quindi il giudizio ha una importante conferma, che ci consola. Anche la tregua, ossia il cessate il fuoco immediato sembra alle porte. Putin l’ha accolta a condizione che […]
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Manifestazioni del 15 marzo 2025. The day after
Comunicato di Comitato Marcia PerugiAssisi (…)
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Tonino Dessì su fb
(…) , anche ammettendo un riflesso difensivo (ma non quello del ReArm Eu), che rimetta in sesto le esigenze di sicurezza continentale, non è quella l’Europa che serve.
Non si può vagheggiare alcun improbabile e improponibile suprematismo, ma neppure praticare alcuna chiusura a riccio minoritaria e nostalgica.
Serve un’Europa illuminata da un respiro universalista, umanista, progressista, democratico, plurale, cooperativo, inclusivo, attraente e attrattivo.
Ancora ne siamo sideralmente lontani.
Ma l’asta del salto è fissata a quell’altezza: o la si raggiunge o ci aspetta la polvere.
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Per un’Europa di pace
Contro la guerra e la corsa al riarmo, sabato 15 marzo abbiamo portato a Roma, nella piazza per l’Europa, la bandiera di Aldo Capitini, la bandiera della PerugiAssisi, la bandiera della pace e del disarmo, la bandiera della nonviolenza.
Ed è stata un’altra occasione per dire “Disarm Europe!” L’Europa che vogliamo è un’Europa di pace, un’Europa che deve ricominciare a lavorare per la pace, che deve fare ogni sforzo per fermare le guerre. Non per alimentarle. Senza usare due pesi e due misure. In Ucraina come a Gaza.
Per ore e ore hanno tentato in tutti i modi di farci chiudere la bandiera della PerugiAssisi ma non sono riusciti ad impedirci di dire che “La bandiera dell’Europa e la bandiera della pace camminano insieme”.
Ci hanno escluso dal palco ma non ci potranno impedire di continuare ad impegnarci per la pace, contro il mostro della guerra e i piani di chi ci sta trascinando nel suo vortice, rendendoci ogni giorno più poveri e vulnerabili. La lotta per la pace è la lotta per il futuro.
Oggi lunedì 17 marzo 2025
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Sardegna: due questioni per una migliore democrazia regionale
17 Marzo 2025
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
Mentre si è positivamente aperta la discussione sulla riforma della legislazione elettorale regionale mirata alla restaurazione di una accettabile democrazia in Sardegna, sottolineo in questa direzione due idee, peraltro già considerate nella proposta della Scuola di cuĺtura politica F. Cocco, illustrata lunedì da Fernando Codonesu in una affollata assemblea pubblica a Cagliari. La prima riguarda […]
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Oggi domenica 16 marzo 2025
Teofane il Greco, Icona della Trasfigurazione, chiamata «Trasfigurazione di Novgorod», inizio del XV secolo, Galleria Tret’jakov, Mosca, Russia.
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Manifestazione per l’Europa. E ora?
16 Marzo 2025
Andrea Pubusa su Democraziaoggi
Dopo tante discussioni, non sempre amichevoli, finalmente la manifestazione di Repubblica e di Michele Serra si è svolta a Roma. Grande successo quanto a partecipazione, 50 mila. Ciò che colpisce però e l’eterogeneità degli obiettivi dei partecipanti. C’è chi vuole il riarmo, c’è, e non sono pochi, chi invece vuole la pace, senza se […]
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ALDO MORO: “IO CI SARÒ ANCORA”- DI ANTONIO SECCHI
Antonio Secchi su PoliticaInsieme. Mar 16, 2025 – 07:48:09 – CET
https://www.politicainsieme.com/aldo-moro-io-ci-saro-ancora-di-antonio-secchi/
Il libro sarà presentato il 5 maggio p.v., presente l’Autore, alla Facoltà Teologica. L’evento è promosso dal MEIC e dall’Associazione Aldo Moro.